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Una città poetica

Trieste (Umberto Saba)

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.”

Una città crocevia di culture

Trieste è crocevia di culture e di religioni ben prima che l’Italia intera assumesse i tanti colori dell’immigrazione.
Camminando per questa città si incontrano luoghi di culto di diverse fedi religiose; l’italiano, lo sloveno e il tedesco che si intrecciano nei mercati alle tante lingue dell’est giunte con i nuovi cittadini; volti come specchi di storie e culture intrecciate in un’atmosfera sospesa tra oriente e occidente.

Trieste è anche la “città di carta”, la città degli scrittori, protagonista di molte pagine di narratori, poeti e saggisti. Ha assunto le fattezze del mito ed è un contesto di ricerca per chi ne insegue il fascino passato, le caratteristiche di particolare osservatorio dell’“inquietudine dei moderni”. Modello di una proiezione nella cultura europea e di contiguità con le culture del Nord e dell’Est, Trieste ha maturato la fisionomia di una città “d’autore”, testimoniata anche fuori dal suo territorio attraverso le pagine di una letteratura originale e viva attraverso  i suoi scrittori: da Svevo, Saba, Slataper, Stuparich, Quarantotti Gambini, Marin a Voghera, Rosso, Tomizza, Mattioni, Bettiza, Cergoly, Kezich, Pahor, Rumiz, Tamaro, Magris.

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