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Dal 10 al 12 novembre 2017 al Grand Art nel Mall di Porta Nuova sono rimasta affascinata dalle connessioni tra i quadri di Alessandro Busci e le sculture di Matteo Pugliese. Liberando l’immaginazione ho sognato e visto storie che li facessero vivere insieme. Colori, luce e materia. Le figure sembrano voler raggiungere le architetture e le linee si rincorrono giocando con le ombre e i riflessi.

PENSIERI

Scalare la vetta
Desiderare il cielo
Sognare di volare
Tu piccola figura umana
Osa!
Scala,
Desidera,
Sogna.
L’importante è sentire!

ALESSANDRO BUSCI

Alessandro Busci, pittore e architetto, vive e lavora a Milano. Laureato al Politecnico di Milano con una tesi in Storia dell’Arte (prof. Flavio Caroli), Busci indaga le potenzialità dello scambio fra le tradizioni iconografiche occidentali e orientali e la sua produzione si distingue per la forte valenza del segno, pittorico e calligrafico, realizzato su supporti non convenzionali come acciaio, rame e alluminio lavorati con acidi e smalti o sulla più tradizionale carta.

“Un giorno ho chiesto a Busci: “che cosa vuol fare dopo la laurea?” e mi rispose : “ Il pittore”. Lo sconsigliai con tutto il senso dell’umorismo di cui potevo disporre ma oggi lo so perché Busci voleva fare il pittore: voleva fare il pittore perché è un pittore. Nelle immagini di Busci, mi incanta l’equilibrio instabile, risolto tutto per via di pittura, fra misteriosi “sonar” che arrivano dal passato e altrettanto misteriosi impulsi che arrivano dal futuro. Silenzio. Sospensione. Minaccia. Insensatezza. E, comunque, incanto” (Flavio Caroli)

“Il riscatto, la sublimazione, e l’evanescenza del segno pittorico in contraddizione con la durezza del reale. Dei segni delicati come da sapiente calligrafo, a delineare scuri bagliori, luci notturne, ipnotici paesaggi monocromi dal difficile presagio. Una visione cupa del dramma urbano del mondo. Dei gesti che profetizzano dei mondi oleosi e petroliferi, delle atmosfere dove la speranza sussiste solo attraverso qualche rara concessione ai pochi tocchi gialli o arancio. E comunque nessun senso di rimprovero, nessun castigo, nessuna retorica, in Busci anzi amore e grande dedizione in queste pseudo istantanee, in queste pellicole della nuova Milano.”(Alessandro Mendini)

MATTEO PUGLIESE

Matteo Pugliese nasce a Milano nel 1969. Nel 1978 si trasferisce in Sardegna con la famiglia e, terminati gli studi classici, fa ritorno a Milano per frequentare l’università. Si laurea nel 2005 in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano con una tesi in Critica d’Arte. Fin da giovane mostra attitudine per il disegno e la scultura, campi in cui si forma da autodidatta. Inizia a esporre a Milano nel 2001 e in seguito realizza mostre personali in Europa e Asia. Vive e lavora tra Milano e Barcellona.

“Se classiche sono le forme, le proporzioni, la gestualità, poi, non si può dire la stessa cosa dei visi scolpiti da Matteo Pugliese. La bellezza dei lineamenti si contrae nello sforzo della lotta con un’evidenza troppo contemporanea, con un’urgenza troppo attuale per essere associata a quel senso antico di olimpica atarassia. La tentazione (irresistibile, peraltro) della carezza si scontra con la superficie ruvida e accidentata del bronzo. Da vicino il corpo si rivela ferito, martoriato. Il gesto rimane così bloccato da un improvviso senso di soggezione. L’istinto di allungare la mano per aggrapparsi a quella che, tesa nello sforzo, esce dal muro si scontra con una solitudine ineluttabile. La solitudine dell’eroe ma anche la solitudine dell’uomo nella sua strenua lotta quotidiana. Antica e modernissima. Senza tempo e forse senza redenzione.” (Alessandra Redaelli)

 

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