Mostra On My Mi(la)nd


ON MY MI(LA)ND

Curatela di Federicapaola Capecchi

Una selezione di fotografie che raccontano attimi quotidiani della città. Milano seduta a un bar, Milano vista da un treno, riflessa in una pozzanghera, attraverso un tunnel, specchiata nelle vetrine, silenziosa sotto la pioggia; Milano all’ombra, di corsa, su uno skateboard. Milano giocoliera, acrobata, funambola, illusionista.

Immagini prive di qualsiasi estetismo, che osservano la realtà quotidiana così come si presenta agli occhi, e nella mente, di Elena Galimberti.

Immagini simili e molto diverse al tempo stesso, legate in modo logico o illogico, insieme con un unico obbiettivo: scrivere un racconto a partire dagli elementi feriali e banali del quotidiano. Questo filo lega le immagini raccolte nella mostra. L’attenzione si posa sulle cose che non sembrerebbero nemmeno meritarla, il banale assume un ruolo di rilevanza ed Elena Galimberti sembra dire “io sono qui e questo è il mio sguardo”.

«Affinché l’avvenimento più comune divenga un’avventura è necessario e sufficiente che ci si metta a raccontarlo» La Nausea di Jean Paul Sartre

Roland Barthes, evidenziando la profonda innovatività della fotografia tra i linguaggi di discorsività visiva, sostiene che a differenza della pittura – per lo meno di un certo tipo di tradizione pittorica – la fotografia muti il rapporto tra il significativo e il non significativo. A dire che la fotografia rende significativo qualcosa solo per il fatto di averlo fotografato. Oggetti, soggetti e situazioni ordinarie diventano straordinarie e significative per il loro accedere ad una fotografia.

La mente e gli occhi di Elena Galimberti si divertono a giocare in questa straordinarietà dell’ordinario data dalla fotografia, aggiungendovi il suo personale punto di vista che ritiene la quotidianeità un valore. Perché ordinario non equivale necessariamente ad insignificante e banale. Perché la ripetitività monotona, cui spesso rimanda il termine, delle azioni che riempiono giornate e strade di una città, può essere mutata in unicità, solo riempiendo di senso ogni compito, lavoro, azione e gesto. Vivendo il quotidiano consapevolmente, apprezzando ciò che abbiamo, riconoscendo la bellezza che, sempre, ci circonda; e approfondendo le relazioni nell’attenzione all’altro.

Non accusate la vostra vita quotidiana se vi sembra povera. Accusate voi stesso, che non siete così poeta da evocarne la ricchezza; ché per un creatore non esiste povertà né luoghi poveri e indifferenti”. Rainer Maria Rilke

Non è infatti un caso che Elena Galimberti, insieme alla fotografia, passi la sua giornata immersa tra le persone, tra Associazioni e realtà che si occupano e battono non solo per i più deboli e gli emarginati, ma per tutti i cittadini; intessendo relazioni, contatti e opportunità perché il territorio e la vita quotidiana di tutti i giorni siano una possibilità concreta di costruzione, di gioia e di futuro. Per tutti.

On my Mi(la)nd si inserisce coerente in questo suo quotidiano .

Un racconto per immagini di un territorio, i suoi edifici, i suoi palazzi antichi e moderni, le persone che ci vivono e che lo attraversano, le sue piccole e grandi contraddizioni come le sue piccole e grandi storie e magie quotidiane.

Una mostra che compone un mosaico vario, composito della sua personale visione della metropoli meneghina. Dall’architettura al ritratto, dalla cronaca quotidiana ad uno screziato bianconero sotto la pioggia e nell’acqua che scivola via o prende forme sull’asfalto. Le piace il romanticismo della pioggia, le crea nel mirino un universo visivo evocativo, la città si trasforma, e il racconto sembra potersi muovere lieve tra i riflessi delle strade bagnate.

Tutte le fotografie hanno come soggetto Milano che, nella mente di Elena Galimberti, diventa di volta in volta, di quartiere in quartiere, strumento di riflessione, uno specchio ed una continua scoperta.

Un accento, ogni tanto, sembra porsi sulla decontestualizzazione del luogo, ma non per nascondere il carattere distintivo di quel luogo di Milano, quanto piuttosto per cercare un preciso momento in cui tutto, se non vi si passasse davanti di corsa, potrebbe mutare.

C’è chi esce dalla metropolitana, chi aspetta ironicamente Godot su una panchina del parco, un uomo in bicicletta inseguito da un tram, chi sosta su una scalinata con gli occhi fissi sul cellulare, fidanzati e soli sotto la pioggia o seduti ai bordi del naviglio che si rifugiano in mille pensieri. Ci sono i nuovi grattacieli, il bosco verticale, a raccontare, dal punto di vista dell’asfalto, di chi la vive tutti i giorni, una trasformazione urbana che sta cambiando profondamente il volto di questa città. C’è l’architettura, la storia, i simboli, le strutture della vita dei suoi cittadini. C’è una selezione di fotografie che narrano il racconto semplice, ma non per questo superficiale, di una Milano comune.

C’è un fotografare per parlare in pubblico di ciò che interessa ad Elena Galimberti, il territorio e le persone. Il suo modo di scoprire e di comprenderle, di conoscere la città e le sue connessioni. Verso un futuro possibile.